La digitalizzazione e le sfide del futuro, cosa manca?

La digitalizzazione e le sfide del futuro, cosa manca?


Un ventennio di declino iniziato con gli anni Novanta, sette anni di recessione senza soluzione di continuità, la fine della ripresa e, oggi, lo spettro di una nuova recessione, lasciano la politica economica nazionale di fronte a un nodo di fondo non sciolto. Quale ruolo ritagliarsi, di fronte a dinamiche di mercato avverse alla diffusione territoriale dei processi di sviluppo e nel sentiero stretto dei vincoli europei, per invertire il trend che vede l’economia e la società italiane subire le conseguenze più che cogliere le opportunità dei cambiamenti strutturali intervenuti con il nuovo secolo. Questi mutamenti hanno riguardato la rivoluzione digitale e la diffusione delle nuove tecnologie, l’integrazione esasperata dei mercati a livello globale, la crescente importanza di conoscenze e competenze, la frammentazione geografica delle produzioni e l’affermarsi del modello produttivo delle catene globali del valore, l’esposizione crescente delle economie locali più deboli tanto alle turbolenze dei mercati globali, quanto alle opportunità offerte dall’integrazione con le aree forti. Si è trattato di un complesso sistema di dinamiche di mercato che hanno favorito la concentrazione geografica dei processi di sviluppo

Questo l’incipit del rapporto SVIMEZ 2019 il cui titolo Il Mezzogiorno nella nuova geografia europea delle disuguaglianze suona già di per sé come un testamento. E a sfogliarne le pagine è anche peggio. Una pletora di dati devastanti che certificano, qualora ci fossero ancora degli scettici, il totale ritardo del Mezzogiorno d’Italia e della Calabria rispetto al resto non solo d’Italia, ma rispetto a tutte le altre regioni europee.



Il passaggio sulla “rivoluzione digitale” è il nodo centrale.

Noi questa rivoluzione non l’abbiamo fatta, e questo è uno dei tanti ritardi che paghiamo come territorio. Pesa un sistema produttivo composto prettamente da piccole e medie aziende, che non hanno ancora ben compreso l’importanza del digitale sia nei processi produttivi che nei processi di marketing.

Mettere a sistema le risorse

Le aziende con domini propri sono in percentuale minima rispetto al totale, sono poche quelle che si dotano di un e-commerce, ancora meno sono quelle che si dotano di una gestione professionale dei social. Non si è compresa che sono processi complessi che necessitano di professionalità arricchite e non basta sperare nelle risorse del territorio perché avvenga il miracolo. Se le risorse non sono messe a sistema sono praticamente inutili!

La comunicazione istituzionale

Stesse percentuali minime si riscontrano nel pubblico, con la comunicazione istituzionale legata ancora a processi stantii di comunicazione classica senza alcuna visione strategica legata alla fruizione dei canali social da parte di un’utenza ormai sconfinata. La fortissima presenza del nostro paese sui social dovrebbe essere d’incentivo a capire l’importanza di questa risorsa e ad usarla nel migliore dei modi, mentre quello che avviene è una sterile conta dei “like”.


Tutto questo non può che gravare sul ritardo strutturale del territorio, privato di una visione strategica complessiva. Un territorio troppo legato a concezioni arretrate di turismo, di marketing, con una comunicazione digitale e non quasi inesistente.

I social, che disastro

Pagine social usate come discariche di comunicati stampa, senza visione alcuna, senza strategia di engagement, senza una verifica periodica degli insight, senza reportistica specializzata. In un mondo dove possiamo acquistare in rete prodotti da ogni parte del mondo la comunicazione non è auspicabile ma necessaria alla sopravvivenza e allo sviluppo!
 

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