I Micromondi di Natalino Scino: quando l'attimo supera l'identità

I Micromondi di Natalino Scino: quando l'attimo supera l'identità

Conosco Natalino Scino dalle prime volte che ho iniziato a frequentare Rossano e ieri sono stato felice di intervenire alla sua personale curata da Ombretta Gazzola alla Biblieteca Minnicelli di Rossano. Felice per tre motivi, perché considero Natalino bravo, come persona, come persona e come artista. Eppure non è bastato.
È stata una bellissima serata con Ombretta Gazzola ed Anna Minnicelli perfette padrone di casa, che hanno allestito fra i libri della biblioteca Minnicelli dei microcosmi, contestualizzando benissimo il percorso artistico.


Natalino è un amante della Russia e dai suoi lavori si evince, c’è una bellissima scatola che manda i suoni dei vespri di Rachmaninov, uno dei miei compositori preferiti. Russia e Rossano. Eppure non basta ancora. Fra ritratti, fotografie, microinstallazioni fatte con oggetti, smartphone, scatole, Scino tenta sempre di superare i limiti che impone un’identità preconfezionata e stabilita, troppo spesso stabilita e rigida. L’identità, non solo nel nostro tempo, è un mosaico, ed è compito dell’arte ricordarcelo continuamente. Diceva bene Picasso: L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. Le opere di Natalino riescono sempre a mescolare tenerezza e violenza, riuscendo a cogliere elementi che magari a prima vista non riteniamo importante.
Dal Carpe Diem latino al Seize the Day del grande poeta americano Walt Whitman, ricordato a noi contemporanei dal film di Peter Weir L’attimo fuggente con Robin Williams, i Micromondi di questo mostra, ben curata da Ombretta Gazzola, ci ricordano la bellezza dell’istante in ogni suo aspetto e di come possa aprirci orizzonti sconfinati anche nelle nostre identità, che magari spesso diventano un’ossessione, catene che ci impediscono di vedere l’Altro da noi. Lo stupore è una chiave di lettura fondamentale in ogni aspetto, come diceva Oscar Wilde: Io continuo a stupirmi. È la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta.

Natalino Scino in questa personale sembra aver concluso un percorso ed iniziatone uno nuovo, bellissimo, che sicuramente sorprenderà noi e sorprenderà anche lui, d’altronde non è forse questo uno dei fini dell’arte, oltre il piacere, e della bellezza: lo stupore stesso?
Quando un’artista lavora egli mette alla prova se stesso e noi, ricordandoci che l’identità è tutta in divenire e come diceva lo scrittore Andre Gide, premio nobel del 1947 che l’importante sta nello sguardo e non nella cosa guardata.
Noi siamo ciò guardiamo, ma soprattutto come lo guardiamo, questo ci rinnova in ogni attimo nella nostra identità come una danza che non finisce mai.

Simone Corami per MiCiNews

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