Lavoro, diritti, felicità

Lavoro, diritti, felicità

Aboubakar Soumahoro a Rossano

“Non difendo i braccianti, in quanto migrante, difendo i lavoratori in quanto lavoratore”. L’associazione Terra e Popolo, venerdì sera (7 febbraio 2020) ha ospitato nella sua sede in via Martucci nel centro storico di Rossano, Aboubakar Soumahoro, sociologo, attivista e sindacalista per la presentazione del suo libro “Umanità in Rivolta. La nostra lotta per il lavoro e il diritto alla felicità”. Una sala affollata e folgorata dalle parole di Soumahoro, intervistato dalla nostra moderatrice palloccheta e SMM bionda, Mita Borgogno.

Mita Borgogno e Aboubakar Soumahoro
La disumanizzazione del lavoro

A stupire prima ancora del contenuto del discorso del sociologo italo-ivoriano è stato il modo in cui si è rivolto alla platea, parlando coniugando passione e calma, pazienza e forza, mettendo al bando aggressività e volgarità, modi di fare che troppo spesso siamo abituati a sentire quando si tratta di politica e soprattutto di realtà. Modi di fare che mascherano sicuramente il vuoto e la mancanza di argomentazioni di chi si arroga il “diritto” di parlare a nome della gente.
Soumahoro ha ricordato di come troppo spesso il lavoro venga disumanizzato e che ci si dimentichi che i lavoratori sono prima di tutto persone, esseri umani, che non è accettabile che la filiera agricola generi 132 miliardi euro e poi ci siano braccianti costretti a vivere in baraccopoli fatiscenti.

Ridare dignità agli esclusi

Il suo obiettivo è quello di ridare dignità agli esclusi, senza nessuna distinzione: “Siamo tutti sotto il rullo compressore dello stesso paradigma economico”, spiega citando Gramsci. Al di là dei concetti politici, però, ad Aboubakar sta a cuore qualcosa di più profondo: il raggiungimento della felicità dei lavoratori. È questa la base della nostra civiltà e della nostra umanità Ha ricordato come sia necessario analizzare la scala dei bisogni per capire quali sono le strutture che oggi organizzano il capitale e l’economia, perché non ci può essere un’economia che è nemica dell’uomo. Il lavoro è qualcosa proprio dell’uomo, necessario per la sua realizzazione e che l’uomo non deve diventare una merce a servizio di esso. La conoscenza del settore agricolo e delle condizioni nella piana di Gioia di Tauro gli hanno fatto dire come c’è la necessità di cambiare il patto fra gli operatori dell’economia, specialmente le PMI (Piccole e Medie Imprese), ed i lavoratori stessi in modo da favorire una nuova alleanza che aiuti e favorisca lo sviluppo economico, che generi ricchezza per tutti, non solo per alcuni. Ha posto l’accento anche su come la comunicazione sia necessaria in ogni attività, perché è necessario comprendere sino in fondo quello che succede, come sta cambiando il mondo e che questo avviene solo quando si hanno i giusti strumenti per farlo.

Camus, Gramsci, Di Vittorio, Foa e Rino Gaetano

Il titolo ricorda il saggio di Albert Camus non soltanto nel nome, ma anche nell’idea di un uomo che si ribella e che si rifiuta di sottostare a un sistema che lo priva della sua libertà. Quindi, come agire? Per Aboubakar bisogna elaborare un nuovo modello, che sia giusto, solidale e sostenibile. Il momento di crisi che stiamo vivendo potrebbe essere il momento giusto per creare una nuova alternativa al sistema del capitalismo. Ha parlato della sua identità fluida, in continuo essere, la sua Africa e la sua Italia, pasta e riso, i sogni in francese e nella lingua madre, foresta Tai e palazzi. Si è lasciato andare anche ai ricordi di quando da ragazzo è venuto a passare la sua prima estate a Corigliano Rossano ricordandone la bellezza del mare e poi ha citato, oltre a Gramsci, Vittorio Foa e Di Vittorio, pilastri della sua formazione, anche le parole di Rino Gaetano, il cantante e poeta calabrese.

Chi vive in Calabria, chi vive d’amore

Chi vive in Calabria, chi vive d’amore. Chi ha fame di diritti e cerca la sua felicità, oltre l’ego e egoismo. Grazie Abou! Grazie TeP

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