Coronavirus e fake news

Coronavirus e fake news

Facciamo il punto su quanto sappiamo fino ad ora

fonte Regione Calabria
La bufala corre su whatsapp

Le nostre chat di whastapp sono ormai intasate da messaggi, video, audio, consigli su come affrontare l’emergenza sanitaria COVID -19. La maggior parte, se non tutte, sono fake news, notizie false, spesso inventate di sana pianta. Creano cattiva informazione, alimentano panico e complottismo di serie B.

Cosa vuol dire pandemia

Cominciamo dalle basi è cioè dal significato di PANDEMIA, dal greco pan-demos, “tutto il popolo” si tratta di una epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti (Treccani). L’11 marzo, l’OMS ha dichiarato il Coronavirus una pandemia, quindi una malattia epidemica che si espande rapidamente diffondendosi in più aree geografiche del mondo, e che coinvolge numerose persone (Wikipedia)
Una cosa purtroppo prevedibile vista la veloce diffusione del virus.
Oggi, con fonti attendibili che citeremo ogni volta, cercheremo di fare un minimo di chiarezza, riportare ordine tra le notizie false più in voga in questi giorni.

Cosigli su cosa leggere, chi seguire

Iniziamo con dei consigli, seguite IL POST è il giornale che in questo momento sta trattando le notizie con maggior attenzione e serietà.
In Calabria, ogni sera alle 18 la Regione emana, sul suo sito, un bollettino, è praticamente l’unica fonte affidabile sull’espansione del coronavirus, nuovi casi, decessi e guarigioni.
Per ulteriori dubbi c’è il sito del Ministero della Salute
Roberta Villa medico, ma soprattutto giornalista scientifica e divulgatrice

L’ordinanza del comune di CORIGLIANO – ROSSANO
Le bufale più frequenti


VITAMINA C: è vero che bambini, adulti e soprattutto anziani, dovrebbero assumerne nell’ordine di 1-2 grammi al giorno per difendersi dal coronavirus?
È la prima fake che viene demolita: «Smentisco nella maniera più assoluta – dice Andrea Gori, direttore Malattie infettive del Policlinico di Milano – Nessuna vitamina C, nessuna terapia con integratori. In questo momento – precisa lo specialista, fra i camici bianchi in trincea contro l’emergenza – non esiste una profilassi efficace per il coronavirus». Un audio che circola in queste ore su WhatsApp parla degli incredibili risultati che avrebbe dato la somministrazione di vitamina C ad alcuni pazienti con il coronavirus e consiglia di assumerne almeno un grammo al giorno come forma di protezione contro il contagio. Il messaggio potrebbe apparire affidabile, poiché parla di risultati che sarebbero arrivati dopo una sperimentazione negli ospedali lombardi, i più colpiti dall’epidemia, ma in realtà non ha alcun fondamento. È importante avere una alimentazione equilibrata, compreso il giusto apporto di vitamina C (acido ascorbico), ma non ci sono prove che abbia effetti nel contrastare il virus. Inoltre, esiste anche il rischio di prendere troppa vitamina C, la cosiddetta “ipervitaminosi” che può capitare soprattutto quando la vitamina viene assunta tramite integratori (tra le possibili conseguenze c’è ad esempio una maggior frequenza di calcoli renali). A oggi non ci sono inoltre prove scientifiche chiare circa la sua utilità per trattare o prevenire malattie (come il comune raffreddore), fatta eccezione per lo scorbuto, una malattia dovuta proprio alla scarsa assunzione di acido ascorbico.

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ACQUA CALDA contro il coronavirus, perché il patogeno morirebbe alla temperatura di 26-27 gradi. O ancora, stare al sole perché questo lo uccide (anche sui vestiti), ed evitare di bere liquidi con dentro del ghiaccio (amicO del virus)? «La soluzione dell’acqua calda è un’assurdità, forse frutto dell’idea che con il caldo si tende a ridurre la diffusione di molti patogeni respiratori», ragiona Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) e professore ordinario di Pediatria all’università di Parma, che invita a diffidare da questo tipo di informazioni. «Stare al sole fa bene perché aumenta la sintesi di vitamina D, ma contro i coronavirus non ha effetto». Anche il monito contro il ghiaccio non ha alcuna logica. «Piuttosto, è bene lavare accuratamente e spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche», ricorda.



SCARPE FUORI DALLA PORTA DI CASA. È falsa anche la storia dell’uso di un solo paio di scarpe per andare fuori, con l’invito a lasciarle fuori dalla porta di casa un volta utilizzate perché il virus riuscirebbe a rimanere vivo per 9 giorni sull’asfalto. L’audio con il suggerimento sta facendo il giro delle chat di tutta Italia, ma il virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco spiega: «È vero, il virus può sopravvivere qualche giorno, ma con una carica virale irrisoria. La sporcizia, ovvero il substrato organico, può in qualche modo facilitare la sopravvivenza del microrganismo, ma è davvero irrisoria la quota che può essere portata dalle scarpe. Inoltre, questi virus sopravvivono sulle superfici »laddove non vengano esposti a disinfezione ma anche elementi colme sole, pioggia, intemperie«. Parola d’ordine, ancora una volta, igiene accurata delle mani e pulizia ambienti. Riguardo agli studi che hanno messo in allarme sulla durata fino a 9 giorni del virus su acciaio, plastica e vetro, uno tedesco e uno cinese, va detto che quest’ultimo è stato ritirato in base alle critiche di molti scienziati che lo hanno definito debole e poco rappresentativo.

La domanda è stata posta anche a Roberto Burioni, medico e ricercatore specializzato in virologia, durante la trasmissione Che tempo che fa di Raitre. L’esperto ha risposto a partire dall’affermazione che sta circolando nelle chat: “Il virus rimarrebbe vivo nove ore sull’asfalto e quindi resterebbe anche sulle suole”. “Non è vero che può vivere così a lungo -spiega Burioni – Il virus mantiene una carica infettiva notevole per un giorno su carta e cartone, due giorni sulla plastica e quasi tre giorni sull’acciaio. Superfici, queste ultime due, facili e opportune da pulire o disinfettare per sicurezza con qualsiasi detergente igienizzante”. Anche se, ha aggiunto lo stesso Burioni, non girare per casa con le scarpe appena rientrati, è una buona norma di igiene in generale.

I BAMBINI UNTORI Quanto a bambini e coronavirus, le false notizie che circolano riguardano il loro essere untori: »È certificato che i bambini si ammalino molto raramente e sviluppano la malattia in forma lieve. Ma c’è da sfatare il falso mito sul fatto che trasmettano il contagio più facilmente, non sono untori«, assicura Michele Usuelli, medico di terapia intensiva neonatale alla clinica Mangiagalli, Fondazione Irccs Policlinico di Milano.



MANGIARE AGLIO – L’Iss – Istituto superiore di sanità – risponde alla domanda: mangiare aglio può aiutare a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus? L’aglio è un alimento sano che può avere alcune proprietà antimicrobiche. Tuttavia, non abbiamo evidenze scientifiche che il consumo di aglio protegga dalle infezioni con il nuovo coronavirus
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Un’altra bufala circolata su WhatsApp sosteneva che il governo si prepari a introdurre un fantomatico “protocollo BSL-4” che includerebbe il divieto totale di uscita dall’abitazione e la distribuzione di cibo solo in alcuni checkpoint militari.



ANTIBIOTICI – rileva l’Iss – non sono efficaci nella prevenzione e nel trattamento del nuovo coronavirus, perché non funzionano contro i virus, ma solo contro i batteri. Il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 è, per l’appunto, un virus e quindi gli antibiotici non vengono utilizzati come mezzo di prevenzione o trattamento, a meno che non subentrino co-infezioni batteriche.



CORRIERI e RIDER ricevere una lettera o un pacco può essere pericoloso?No – risponde l’Iss – da precedenti analisi sappiamo che in funzione del tipo di superficie e delle condizioni ambientali il virus può resistere da poche ore a un massimo di alcuni giorni.

Quanto durerà questa epidemia?

Oggi è impossibile prevedere quanto durerà l’epidemia da coronavirus, anche se ci sono molti studi e analisi per provare a farsi un’idea. Le stime più pessimistiche mettono in conto almeno un anno di diffusione della malattia sul pianeta. Gli epidemiologi stimano che entro la primavera del 2021 potrebbe essere stato contagiato tra il 40 e il 70 per cento della popolazione mondiale. La maggior parte svilupperà sintomi lievi, ma ci sarà comunque una frazione della popolazione che avrà necessità di cure in ospedale, e per questo è importante rallentare la diffusione dell’epidemia per consentire ai sistemi sanitari di curare più persone possibili al meglio.

Cosa non sappiamo ancora

Test per rilevare la presenza del virus

Esiste un test rapidissimo che rivela la presenza di anticorpi Covid-19 nel sangue prelevato dal polpastrello, come si fa per la misurazione della glicemia.
Si tratta del VivaDiag Covid-19 (prodotto in Cina dalla ditta VivaChek e distribuito in Italia al costo di 25 euro dall’azienda di Bari Alpha Pharma) che permette la determinazione qualitativa degli anticorpi IgM e IgG specifici del virus.
Il kit diagnostico comprende un pungidito monouso, una salviettina con alcool, una micropipetta e una boccettina di buffer. Alla goccia di sangue prelevata si aggiungono, dentro un apposito pozzetto, due gocce di buffer e dopo 15 minuti si legge il risultato: se è negativo la certezza è del 100%, se invece è positivo l’attendibilità risulta buona, ma non assoluta.
La ditta cinese ha donato oltre 2.000 kit all’Unità di crisi coronavirus della Lombardia; molte Regioni italiane ne hanno ordinato oltre un milione di pezzi.
Il test è uno strumento prezioso perché consente lo screening dei soggetti asintomatici che hanno avuto contatti con pazienti positivi e che al momento sono i più pericolosi dal punto di vista del contagio.

Quello che sappiamo sul virus oggi, 15 marzo 2020

  • attacca l’apparato respiratorio, ma NON è una banale influenza
  • è estremamente contagioso: bastano contatti fugaci per ammalarsi
  • ci sono casi asintomatici o con sintomi lievi, quindi persone che sono contagiose pur non risultando palesemente ammalate
  • si contrae principalmente per via respiratoria (attraverso le goccioline emesse da chi tossisce, starnutisce, parla) ma anche toccandosi il viso con le mani che sono venute a contatto con superfici contaminate (mani di persona infetta, water, lavandini, interruttori, maniglie, banconi di bar, carrelli del supermercato…)
  • il tempo di permanenza sulle superfici è stimato da poche ore fino a 3 giorni, ma a questo proposito non abbiamo ancora certezze
  • i disinfettanti efficaci sono quelli a base di candeggina, cloro e alcool
  • non esistono prove di trasmissione attraverso gli animali domestici
  • il periodo di incubazione va da un minimo di 2,2 giorni (pochissimi casi) a un massimo di 14 giorni
  • i sintomi iniziali sono variabili: nella grande maggioranza dei casi si tratta di febbre (con o senza tosse secca e stizzosa), congestione nasale, difficoltà respiratorie, malessere e dolori muscolari, ma possono esserci anche solo congiuntivite o sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea)
  • la certezza diagnostica deriva solo dai risultati del tampone naso-faringeo
  • le complicanze polmonari non si verificano soltanto negli anziani ma anche nei giovani, benché in percentuale molto minore
  • le ricerche sul vaccino vanno avanti a ritmo sostenuto, ma non daranno risultati applicabili prima di un anno circa (a essere ottimisti)
  • la terapia con Tocilizumab agisce solo sulle complicanze polmonari ma NON combatte il virus, quindi non avrà alcun effetto sulll’andamento dell’epidemia.
Come gestire ansia e paura

Infine volevamo urlare il nostro personalissimo GRAZIE a medici, infermieri, tutto il personale sanitario, ai camionisti, ai corrieri, ai rider, a chi lavora nella grande e media distribuzione, giornali e giornalisti, benzinai.

ah sì, restate in casa, per amore di tutti noi
E mo’ basta
la pacata riflessione di Ciccio Ratti. Leggetene

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