Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione

che il #micichallenge abbia inizio

Pandemica Narrazione

Un uomo si risveglia

La luce del mattino filtrava fra le persiane socchiuse della camera illuminando i contorni degli oggetti e dei mobili le cui ombre sui muri si stagliavano nitide. Il silenzio, rotto solo dal russare sommesso dell’uomo addormentato sul letto, pervadeva ogni cosa. Fuori dall’appartamento le strade iniziavano a riempirsi dei rumori tipici di una città che si sveglia, quella cacofonia urbana fatta di motori di automobile e vociare di bambini diretti a scuola in cui rispecchiamo la bontà del vivere moderno.

“Took an oath I’ma stick it out till the end

Now that it’s raining more than ever

Know that we’ll still have each other

You can stand under my umbrella

You can stand under my umbrella”

e parole all’improvviso iniziarono a fuoriuscire dal telefono posato sul comodino di fianco al letto facendo risuonare l’intera stanza di qualcosa che assomigliava vagamente ad una canzone. L’uomo disteso sul letto ebbe un sussulto poi allungò la mano fino al bordo del mobile per afferrare la fonte di quel suono e stoppare la sveglia. Stette qualche secondo con le mani sul viso, stropicciandosi gli occhi, poi si mise a sedere sul bordo del letto posando i piedi per terra.

Ancora questa stupida canzone – si trovò a pensare mentre le nebbie del sonno si allontanavano dai suoi sensi intorpiditi – è il momento di cambiare la suoneria della sveglia.

Era il pensiero di ogni mattina da molti mesi ormai, eppure ogni giorno riprendeva i sensi su quelle note così incredibilmente famose senza spiegarsi come mai. In un recondito angolo della sua mente sapeva che quella era stata la canzone preferita della sua ultima fidanzata, ma preferiva non dirselo. Non alle sei e mezza del mattino, perlomeno. Uno sbadiglio sonoro sformò per un attimo i lineamenti dell’uomo che dopo aver emesso un triste sospiro, di quelli che solo chi si alza dal letto a malincuore è in grado di emettere, fece per mettersi in piedi. La sua mente era turbata quella mattina, non era stato un gran risveglio. Aveva la sensazione di aver sognato qualcosa di forte, di importante, di notevole, ma non riusciva a ricordare niente di niente.

Le lenzuola accartocciate e uno dei cuscini posato sul pavimento sembravano indizi di una notte quantomeno agitata ma per quanto si sforzasse nemmeno una minima reminiscenza della sua ultima esperienza onirica arrivava ad affacciarglisi alla memoria. Era lì, lo sentiva. Il suo cervello intontito dal sonno si rifiutava di dirglielo. Si massaggiò le tempie, alzandosi dal bordo del letto, quasi come a stimolare quella memoria che lo tradiva impedendogli di ricordare quanto accaduto nella sua mente durante la notte.

Appena mossi i primi passi in direzione del bagno il suo piede si posò su qualcosa che giaceva in terra, qualcosa che emise un secco fruscio cartaceo.  Si chinò, lentamente e con una malagrazia dovuta al corpo ancora irrigidito, ad osservare quell’inusuale oggetto che si trovava sotto il suo piede sinistro. Era un foglio biancastro, un comune foglio di carta ripiegato in quattro parti. Con mano incerta l’uomo si chinò sul foglio biancastro che giaceva ai piedi del letto, la mente ancora intorpidita provava a capire di cosa si potesse trattare ma a quell’ora della mattina era già tanto riuscire a tenersi in piedi con entrambe le gambe ferme. Con un misto di stupore e curiosità fece avvicinare la mano a quel foglio poi lo strinse fra indice e medio attirandolo a se.

Era un comune foglio a righe, di quelli da computisteria, ripiegato come se fosse stato infilato in una busta da lettere.

Ciccio Ratti

Manifesto di Hans Peter Horst (Basilea 1924-2010) per Tablette Mertz, 1958 ca.
Manifesto di Hans Peter Horst (Basilea 1924-2010) per Tablette Mertz, 1958 ca.

“Hai sentito le ultime
notizie dalla Cina?”

L’uomo posò il foglio ripiegato sul cassettone, senza aprirlo. Lo guardo dopo, pensò.

Entrò in bagno. Passando di fronte allo specchio, gli gettò uno sguardo, attendendosi il peggio; gli apparve un uomo malconcio, con una faccia pesta, di un colore tra il grigio e il giallo. Le dita di una mano tra i capelli, l’altra mano a tastare un fianco. Più che sospirare, sbuffò, eliminando lentamente l’aria tra le labbra socchiuse. Si liberò la vescica prima di entrare nella doccia. Una volta sotto, il getto di acqua fredda generò alcuni secondi di incoscienza; subito dopo, regolata la temperatura, la sua attenzione venne attirata da una macchia di umido sul soffitto. Proprio in quel momento iniziarono a scorrere in ordine sparso frammenti del suo sogno mischiati con immagini della sera prima.

Una serata iniziata bene, l’aperitivo in quel posto affollato, la cena con lei e altre due coppie, i racconti di viaggi fatti e di quelli in progetto, poi, beh, un disastro. Ma adesso non c’era tempo per le analisi. Bisogna muoversi: vestirsi, caffè e uscire.

Sbarbato e vestito, lo specchio dell’ascensore gli rimandò un’immagine migliore della precedente e questo gli fece bene. Era pronto ad iniziare la nuova giornata, che si preannunciava densa, anche di seccature.

Se ricordasse solo dove aveva parcheggiato la macchina, sarebbe stato un bel guadagno. Aveva giurato che la ricerca del beep con il telecomando sarebbe dovuta essere un eccezione, non la regola.

In auto, una volta in marcia, notò ai piedi del posto passeggero una busta, vuota, indirizzata a lui, Tommaso Nogler, senza francobollo, né timbri di spedizione. Quindi è stata recapitata a mano, pensò, ma quando? E da chi? E soprattutto, cosa conteneva? Non riuscì a ricordare nulla in proposito, tanto che subito dopo la dimenticò, accendendo la radio. Ecco, questa sì che è una bella canzone, Ruby Baby. Donald Fagen, vecchio mascalzone, che fine avrai fatto? Lei non mi ama, ma io l’amo lo stesso… quando sarai mia ruby baby?  Il notiziario delle sette e trenta non attese la fine del pezzo e aprì con una notizia dalla Cina; nella provincia dello Hubei e specialmente nella città di Wuan, si sta diffondendo un virus, altamente contagioso, che provoca una forma di polmonite acuta, dagli effetti spesso letali. Si pensa che questa nuova forma di virus sia stata veicolata dai mercati all’aperto nei quali si usa macellare animali vivi. Le autorità cinesi, dopo qualche giorno di indecisione ora stanno intervenendo con misure molto restrittive per impedire la diffusione del contagio. Si prevede l’annullamento dei festeggiamenti del Capodanno cinese, che richiamano normalmente centinaia di migliaia di persone, anche dall’estero. Si pensa alla sospensione dei trasporti aerei per non esportare il virus in altre parti del mondo.

Tommaso ebbe un brivido. – Ostia, disse ad alta voce, ci manca solo il virus dalla Cina, poi si che siamo a posto. Un messaggino su whatsapp fece vibrare il telefono, diceva solo: “Chiamami”. È lei. No adesso no, non ti chiamo. Devo riordinare le idee, pensò. Non mi va di iniziare una discussione di primo mattino.

Arrivato nel parcheggio sotterraneo riservato ai dipendenti, prese le sue cose dall’auto e la busta gli ritornò fra le mani. Fu in quel momento che la sua mente ricollegò la busta al foglio di carta ripiegato, lasciato in camera da letto.

Cosa c’era scritto? Si era dimenticato di aprirlo. Lo guarderò stasera, concluse, non sarà nulla di urgente. Prima di entrare in ascensore il telefono vibrò ancora. Era sempre lei: – “Chiamami, è urgente”. E ora cosa sarà successo? Due messaggi ravvicinati di quel tipo erano in effetti insoliti. Ma adesso no.

– Buongiorno dott. Nogler. Il Presidente la sta aspettando nel suo ufficio.

Ecco, iniziamo alla grande, pensò.

– Nogler! Prego, si accomodi, ha sentito le ultime notizie dalla Cina?

Fausto Tarsitano

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *