Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Secret Book Case Door, la stanza segreta

“È ora di passare al piano B”

Sei mesi prima volo di sola andata per Roma. Eseguire gli ordini, trovare quel libro, trovare la formula e tornare in Cina. La mia missione aveva un nome, Tommaso Nogler, di lui si sapeva che si occupava di commercio estero e che questo lo portava in giro per il mondo, aveva una sorella di nome Cecilia e Nonna Marie morta solo qualche tempo prima ed era lei il motivo per cui tornavo in Italia.

Era tutto programmato, sarei stata la nuova vicina di Tommaso, saremo diventati intimi e con la mia esperienza in poco tempo avrei scoperto tutto quello che serviva e cambiato la storia.

 I primi tempi pochi contatti, lui era sempre così sbrigativo, schivo. Poi una sera, con la scusa di sentire strani rumori provenire da casa mia ho chiesto il suo aiuto, la tattica della una giovane donzella spaventata che chiede aiuto al vicino di casa funzionò.  

Da quella sera la nostra relazione è sempre stata un continuo alto e basso, ma a me del rapporto umano poco importava, io volevo scavare nella vita di Tommaso e nel segreto che sua Nonna ha portato con lei nella tomba.

Sua sorella Cecilia era l’opposto di Tommaso era gentile e forse in me vedeva la donna con cui suo fratello avrebbe messo la testa a posto e io facevo il suo gioco; ma da lei seppi poco, o meglio seppi quello che conoscevo già, mi raccontò con fare da scrittrice di libri rosa della storia d’amore tra sua nonna Marie e suo Nonno Tian di cui sapeva solo che era un chimico cinese, arrivato in Italia nel secondo dopo guerra. Ma la storia aveva dei risvolti che lei non conosceva. Tian, apparteneva ad una setta di monaci taoisti, quando capì che uno dei monaci voleva vendere le loro formule per creare armi di distruzione di massa, rubò la formula e fuggì dalla Cina, visse la sua intera vita nel terrore di essere ritrovato, morì quado Nonna Marie era incinta della loro secondogenita negli ultimi giorni della sua vita raccontò a Nonna Marie del libro e delle sue formule e si fece promettere che le avrebbe tenute nascoste.

Iniziai le ricerche dalla casa di Tommaso, durante i suoi viaggi approfittavo per cercare delle tracce. Era una casa enorme ma spoglia, arredata solo con i mobili essenziali, nessun quadro appeso, nessuna foto, sembrava la casa di un uomo senza ricordi. Iniziavo a credere che tutto questo fosse solo tempo sprecato, che questa relazione non avrebbe mai portato i suoi frutti.

Finché un giorno Cecilia non mi chiese di accompagnarla nella casa che Nonna Marie le aveva lasciato in eredità. La casa aveva le pareti ricoperte di carte di vecchi giornali, quelle pareti raccontavano anni di storia. Capii subito che doveva esserci una porta nascosta. Iniziai a guardarmi intorno, mentre Cecilia impacchettava le ultime cose di sua nonna, lamentandosi dell’accumulo compulsivo portato avanti negli anni; guardai bene le pareti, cercai di focalizzarmi sulla loro struttura, mi accorsi di una parete che aveva in un angolo la carta consumata, come se fosse stata ripetutamente staccata e riattaccata, non potevo spingermi oltre, sarei dovuta tornare da sola in quella casa.

La notte seguente tornai nell’appartamento. Aprii la porta con facilità, mi avvicinai alla parete, staccai con delicatezza la carta dal muro e vidi un buco nella parete; infilai il dito e la porta si aprì. Mi feci luce con la piccola torcia, la stanza era vuota. Completamente vuota. Notai solo una piccola busta posata su un tavolo al centro della stanza, l’aprii e lessi: “10 gennaio 2020.Tu e tuo fratello. A Wuan. Hankou HSBC Building. La biblioteca. Conto su di voi. Nonna Marie“.

Capì tutto. Nonna Marie aveva lasciato quel segreto ai suoi nipoti, ma del libro e di quella formula non c’era traccia. Mi sentivo in un vicolo cieco. Lasciai il biglietto lì dov’era, un po’ nella speranza che non venisse mai ritrovato, un po’ credendo che il ritrovamento dell’indizio avrebbe aiutato la mia, la nostra ricerca.

Tommaso la mattina dopo rientrò da un altro dei suoi lunghi viaggi. Più tardi andammo a cena insieme e capii subito che c’era qualcosa che non andava; era nervoso, agitato, si guardava spesso intorno, sembrava spaventato. Esagerò con il vino ed a fine serata era completamente sbronzo. Approfittai del momento per fargli delle domande sulla sua vita e lui ad un certo punto mi disse:

”Sai Daniela, nonna Marie mi diceva sempre non esistono le coincidenze. È solo che tra gli eventi, talvolta, ci sono collegamenti che noi non riusciamo a vedere, o a capire io questo pensiero dal primo giorno che ti ho visto ho iniziato a ripetermelo in testa, cercando i collegamenti che non riuscivo subito a cogliere. Ora credo di avere tutto chiaro…cosa vuoi da me?”

Per la prima volta dall’inizio della missione ero spaventata, capii che aveva qualcosa in mano, ma volevo comprendere cosa ed usarlo a mio favore. Gli risposi che non avrei voluto altro che lui, che forse mi ero innamorata, che immaginavo una vita con lui lontano da tutto e da tutti.

Allungò la sua mano verso la mia e me la strinse fortissimo, mi guardo fisso negli occhi e disse:

 “Solo cazzate Daniela, smettila! Scopri le tue carte, se lo farò io sarà solo peggio”. In quel momento pensai che dovevo agire subito, per me stessa e per mio figlio.

“Va bene Tommaso – risposi – ti racconterò tutto, ma prima di ogni cosa vorrei che tu sappia che comunque vada questi mesi non sono stati una semplice missione e per questo voglio brindare, un brindisi alle non coincidenze”.

Riempii prima il bicchiere di Tommaso poi il mio, e brindammo.

Dopo il primo sorso iniziai a raccontare; ero un fiume in piena, parlai, dei monaci, della biblioteca, del virus e della formula rubata da Nonno Tian. Tommaso mi guardava bianco in viso, occhi sbarrati, e capii che la droga che gli avevo versato nel bicchiere stava facendo effetto. Dovevo sbrigarmi. Lo presi sottobraccio e lo riaccompagnai a casa. Nel buio dell’appartamento mi guardò e mi disse “fino all’ultimo ho sperato di sbagliarmi, perché forse per la prima volta nella mia vita mi ero innamorato”. Non riuscì a finire la frase e in un attimo crollò sul divano, addormentato.

“Domani non ricorderà nulla, la nostra conversazione sarà solo un ricordo sbiadito. È ora di passare al piano B”.

Genny Salone

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