Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Segui la X

Segui la X

Nogler era solo. E per la prima volta nella vita avvertiva un fastidioso senso di debolezza. Come se tutti sapessero dove andare e cosa fare.  Tutti tranne lui. 

Per la prima volta guardava una porta e sperava che rimanesse così, chiusa. Che lasciasse fuori l’aria densa della città e quei milioni di persone che nascondevano quello che lui cercava, uno su milioni. Peggio, miliardi. Cicatrice sul lato dell’occhio sinistro e poco sotto un neo. Occhi leggermente più grandi della media dei cinesi, capelli non troppo corti, riga a destra.

“Ricorda Tommaso, i dettagli sono quelli che ti indicano la strada quando tutto sembra perduto”. Giusto. Era il nesso che gli sfuggiva

La testa gli scoppiava ma una cosa era certa, doveva aprire quella porta. Si guardò intorno: allineati sul tavolo nell’ordine abiti puliti, un telefono, un coltello intagliato, un orologio, un mascherina, guanti usa e getta taglia small. Dettaglio di non poco conto, se sei uno che entra a stento nella large. Si augurò che il virus capisse la situazione e si dirigesse altrove.

La luce entrava dalle persiane socchiuse, si intravedeva il fiume. Dal riflesso doveva essere mattina.

Nogler alzati, è ora! Le gambe di piombo lo portarono al centro della stanza, si vestì mentre controllava la porta, la maledetta porta.  Sembrava lontanissima, iniziò la manovra di avvicinamento, l’opzione andatevene tutti affanculo non era contemplata nelle regole d’ingaggio dell’agenzia.

Nogler resisti! Si dava degli ordini, era abituato ad ubbidire.

Aprì la mano, la allungò verso la maniglia, tutto il corpo era teso per lo sforzo.

Clack, la maniglia si mosse, la porta si aprì ma non l’aveva aperta lui. Il silenzio era eccessivo. L’uomo lo guardò, lui guardò l’uomo: si concentrò sui dettagli. Niente cicatrici sull’occhio sinistro. Cazzo

L’uomo gli consegnò una mappa, lo fissò e chiuse la porta, poi si allontanò senza dire una parola, passo felpato. Sarà la meditazione.

Raccolse il poco che c’era e uscì, “Nogler concentrati, devi essere lucido” si disse, “lo farò signore” si rispose. Magari funziona.

Fuori nessuno.  Invisibile doveva diventare. Ecco, questo gli riusciva bene: passo regolare e sguardo a 360°, soste strategiche nei portoni. Il respiro era affannoso, la mascherina di poliestere un inferno.

La prima X sulla mappa corrispondeva a un fast food. Entrò, la donna sorrise, appena un po’, e gli consegnò un sacchetto già pronto. Lo avrebbe aperto volentieri subito ma lei scosse la testa. Appena un po’.

Appoggiato al muro poco lontano dal fast food aprì il sacchetto, all’interno una parola, “Daddycool”. Spiritosi.

La strada era in discesa, il fiume si vedeva bene, si diresse verso la seconda X. Cercava di carpire segreti alle persiane serrate, ai negozi bui. Incrociò solo una donna vecchissima, come quelle che si vedono nei film ma lei era vera.

Gira a sin, poi dir, poi dx. Lasciati alle spalle il piccolo tempio, guarda davanti a te. Non correre (questo sulla mappa non c’era). C’era quasi.

La pattuglia apparve all’improvviso: Nogler scartò in un vicolo stretto con dei resti di cibo sparsi, Un gatto lo fissava, questa è roba mia ok? La pattuglia si allontanò. Apposto

Ancora 200 metri, anzi no. Il rumore del drone in avvicinamento lo costrinse a fare marcia indietro, tornò nel vicolo. Ciao gatto.

Strinse il coltello intarsiato, solo ora notava la T e l’uccello a nove teste. S’erano messi d’impegno a giudicare dalla complessità.

Nogler sbrigati! La X coincideva a un punto sulla riva del fiume, di fronte una giunca con vele rosse. Si avvicinò, su un lato la scritta “Daddycool”. Spiritosi. 

Fiamma Negri

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *