Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione

La forma dell’acqua

LA MEMORIA DELL’ACQUA

L’acqua ha una sua memoria, trattiene in se’ ogni energia che raccoglie durante il suo percorso. Ci sono acque antichissime che penetrano le montagne e ne estraggono la loro essenza, trascinandola con se’ fino ai recessi piu’ profondi in attesa che venga il tempo di riportarla alla luce”.

Non riusciva a concentrarsi sul da farsi. La sua innata curiosita’ lo spingeva ad andare fino in fondo a questa stramba caccia al tesoro. Per farlo doveva focalizzarsi appieno sull’obiettivo. Ma in quelle condizioni risultava pressoche’ impossibile. Troppi interrogativi lo tormentavano. Gli battevano in testa come l’incessante percuotere dal batacchio che, ostinatamente, batte sull’involucro di bronzo della sua campana.

Primo tra tutti: “Qual e’ il senso di tutto cio’?” che gli rimbombava nella sua mente

E poi anche: “Perche’ farmi sbattere da una X all’altra?” Non c’erano enigmi o indovinelli da risolvere nelle sue prime “stazioni”. Piuttosto sembrava, sin dalle prime tappe, che fosse solo un saltare da un posto all’altro alla ricerca dell’indizio per localizzazione della successiva X. Dunque, forse era solo uno stratagemma. Messo in atto allo scopo di depistare eventuali nemici.

E poi chi erano per davvero coloro che lo avevano ributtato in campo in questa forsennata ricerca?

Si’, certo, al suo arrivo a Wuhan era stato intercettato da persone che forse poteva ritenere amiche. Il suo vecchio compagno di avventure Zhao. Eppoi Daniela, la sua vicina di casa nonche’, da qualche tempo anche compagna di vita. “Per quale assurda diavoleria si trovava in Cina? Era stata forse prelevata contro la sua volonta’ dall’Italia?” Infine quello che sembrava essere un suo sconosciuto congiunto, anche lui ad attenderlo alla Pagoda della Gru Gialla. “Ma per chi lavorano? Di certo non per la mia agenzia”.

Si guardo’ intorno. Troppa quiete intorno a se’. In parte dovuta al lockdown, ma forse non solo per quello. La sensazione era che avesse comunque mille occhi puntati su di lui in quel preciso istante.

Si trovava al centro di un ciclone, di una tempesta perfetta, “The Centre of Storm” come la canzone di Roni Size che gli era rimbalzata in testa al suo arrivo in aeroporto.

E quello era l’occhio del ciclone. Forse era la quiete assoluta prima dello scatenarsi della furia tempestosa. Era come ascoltare un boato silenzioso ma “assordante”.

Si fermo’ a contemplare il corso d’acqua che fluiva poco lontano. Gli argentei riflessi in controluce del fiume rendevano l’atmosfera irreale. Il tempo rallento’ quasi fino a dissiparsi. Doveva fermarsi a riflettere. Era la sua indole, la sua essenza. Isolarsi dal mondo, rendere tutto l’intorno sfocato per poter focalizzare soltanto il suo obiettivo. Quella peculiarita’ che aveva condotto l’Agenzia a reclutarlo nonostante la sua arroganza e strafottenza. Cio’ che infine lo aveva reso il migliore, il piu’ efficiente. Nonostante i suoi tanti, troppi difetti.

Trovarsi difronte all’acqua, il suo naturale elemento lo tranquillizzava. Si sedette su un muretto poco lontano dal fiume ad ascoltarne il gorgogliare intenso delle acque. Il suo cuore fu ricondotto al regolare battito  mentre la sua mente si reimpossessava della necessaria ed usuale razionalità. Poi i suoi battiti calarono ancora d’intensita’, la sua mente si allineo’ con la sua anima e comincio’ ad ascoltare con il cuore. Appena cio’ avvenne, il boato silenzioso ed “assordante” che lo opprimeva si dileguo’ come per incanto.  Tutto gli apparve piu’ chiaro,

Decise che i suoi unici punti fermi dovevano essere i suoi affetti veri, Cecilia e Nonna Marie. Ripartire dal biglietto scovato da sua sorella con l’appello finale “Conto su di voi” lasciato da sua nonna, la quale gli ripeteva sempre la frase che era divenuta poi il suo mantra: “Non esistono le coincidenze. E’ solo che tra gli eventi, talvolta, ci sono collegamenti che noi non riusciamo a vedere o a capire

In un lampo gli rinvenne in mente che Zhao aveva iniziato ad ascoltare musica russa. Stessa nazionalita’ del suo aggressore, quello della sigaretta di San Pietroburgo, l’ultima fumata in Russia. Paese dal quale era dovuto scappare a gambe levate e col favore delle tenebre dopo quella strana e surreale rissa in cui era stato coinvolto suo malgrado. “Solo coincidenze? No. Impossibile” Non era ancora chiara la connessione, ma quantomeno sembrava un punto fermo da cui ripartire.

Coloro che lo volevano li’ adesso, nel bel mezzo di Wuhan, non era disinteressati. Era ovvio. Usando come esca affetti veri o immaginari, cercavano di attirarlo forse in qualche trappola. Oppure magari non si fidavano abbastanza di lui, vista la sua lealta’ all’agenzia. Ormai si era pressoche’ convinto che coloro che lo stavano “trattenendo” presupponevano che fosse a conoscenza di chissa’ quale segreto. Correlato al biglietto che sua sorella Cecilia gli aveva fatto recapitare.

Quella alleanza gli sembrava surreale ed incestuosa. Al pari di altre alleanze tra forze occulte e non, che al momento lo avevano posto al centro della loro attenzione.

Inizio’ a riflettere sul fatto che forse non doveva farsi trascinare dalla corrente. Era quello che “loro” volevano. Se si fosse fermato “loro” avrebbero reagito e sarebbero venuti allo scoperto.  Qualunque fosse l’oggetto del “loro” desiderio, lui in qualche modo ne possedeva la chiave dello scrigno. Quantomeno era cio’ che “loro” pensavano. Dunque,  di certo non gli avrebbero torto un capello. Almeno non subito.

Decise di ribaltare il tavolo. Decise di resistere alla volonta’ di chi lo aveva in qualche modo “preso in ostaggio” e di non eseguire gli ordini che gli erano stati implicitamente imposti. Anzi inizio’ a pensare di compiere qualcosa di inaspettato, sconvolgente, senza nessuno senso logico per coloro che lo tenevano sotto osservazione.  

Istintivamente, senza nessuna apparente ragione, gli venne la bizzarra voglia gli cantare a squarciagola “Bella Ciao”. La melodia si levo’ con dolcezza dalla sua anima iniziando a pervaderlo. Il ritmo si innalzo’ dapprima lento dal profondo del suo petto per divenire via via piu’ possente e commovente:

“Una mattina mi son svegliato
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
ed ho trovato l’invasor.”

Sussurrando i versi della Resistenza il suo passo si avvio’ sostenuto, seguendo la cadenza dell’inno della Liberazione, divenendo piu’ impetuoso man mano che i versi si infervoravano di passione

“O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.”

Una giunca con le vele rosse lo aspettava. il suo camminare era ormai piu’ che spedito, acquisendo ritmo e potenza, sulle onde vibrazionali di “Bella Ciao”, divenendo infine una corsa irrefrenabile che pareva non conoscere ostacoli.  Oltrepasso’ la strada che lo divideva dal fiume quasi con un sol balzo

“E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.”

E poi si tuffo’ oltre il muretto d’argine, dispiegando le braccia come se fosse un’aquila che cerca di spiccare il volo.

Divenne aquila, quello stesso maestoso animale che lo aveva accompagnato nelle sue visioni oniriche, quando ella volteggiava imperiosa sulle montagne piu’ alte per poi scagliarsi vertiginosamente a picco verso le acuminate rocce sottostanti. Ed in quell’infinito istante, un attimo prima dell’inevitabile disastroso impatto sulla crosta terrestre, nel rapido volgere di un battito di ciglia, diveniva goccia di acqua fresca e pura,  compenetrando la Terra con possenza antica primordiale per poi, infine, sgorgare limpida alla luce del Sole come rigogliosa e purificata sorgente

Riemerse dalle acque dopo un tempo che gli sembro’ infinito. Oltre il molo d’attracco della giunca dalle vele rosse.  Purificato dalle droghe, dalle tossine e dall’alcool, che gli erano stati propinati negli ultimi giorni. E si palesarono nella mente immagini che non gli pareva aver vissuto: La sua compagna Daniela che riempiva il suo bicchiere e dopo il primo sorso iniziava a raccontargli che lei non era capitata li’ per caso nella sua vita. Aveva poi imparato ad amarlo, ma che, invero, era stata inviata in missione per carpire da lui chissa’ quali inimmaginabili segreti su monaci, biblioteche, virus e formule chimiche trafugate dal nonno Tian.

Era stato un sogno o era tutto realmente accaduto?

Nilo Domanico

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