Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Pezzi di vetro

Pezzi di vetro

PEZZI DI VETRO – Michelangelo Minnicelli

Non conosce paura,

L’uomo che salta e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride…

Perchè… Ferirsi non è possibile… Morire, meno che mai… e poi mai…

La consapevolezza di un attimo, nel riemergere, lo aveva rigenerato. La apnea aveva dato modo alla sua aurea di collegarsi all’infinito: la rinascita, dopo aver toccato la morte.

Una antica tecnica di consapevolezza, la morte simulata; blandita nell’auge delle terapie in camera iperbarica, ma tecnica padroneggiata solo da pochi. Nogler aveva trasfuso in se le relazioni tra gli avvenimenti degli ultimi giorni, “morendo” nell’apnea ed abbandonandosi nel vuoto dell’acqua; si era estraniato da se stesso e ricongiunto alla pura luce; al suo ritorno dal volo astrale, aveva ricordato in terza persona tutto quello che era stato, cogliendone al tempo stesso i dettagli…

Ricorda, Nogler:

Non esistono le coincidenze. E’ solo che tra gli eventi, talvolta, ci sono collegamenti che noi non riusciamo a vedere o a capire

Ora era tutto chiaro; come aveva potuto non riconoscere suo Nonno?

Valutò attentamente come era stata ormeggiata la Feluca a quella che certo non era una banchina di fortuna!

I capitani da quelle parti s’attrezzavano ad ormeggiare un po’ ovunque lungo la riva del fiume, non si aspettavano certo corrente, acqua e servizio di attracco!

I blocchi di roccia calcarenitica che componevano l’attracco alla riva erano più che una rarità, erano un esempio unico; per non parlare dei cunei metallici che legavano i blocchi l’uno all’altro: ancora il simbolo di una gru stilizzata dell’Armonia Celeste.

Si toccò il collo, poi scese fino alla ultima cicatrice, anch’essa a forma di gru stilizzata. Questa iniziazione lui non la aveva mai chiesta.

Nonno Tian, perché?

Meravigliosi appunti su ebano, e di porpora i caratteri impressi, su sfondi galattici, di bianche nane sparpagliate.

Chi vorrà sapere? E chi poi, ricordare? Ecco il segreto: la formula del Sapere.

La mente vacilla, compressa ed esplosa, verso la fine, dall’inizio alla fine; imparare è il meno, la verità annulla la ragione: la follia è in agguato, ma è proprio questo il potere magico che fa ottenere e restituire, ricordare e poi dimenticare; oppure impazzire.

la Formula!

Can’t get the stink off, He’s been hanging ’round for days: comes like a comet, suckered you, but not your friends!

One day he’ll get to you, and teach you how to be a holy cow…

You do it to yourself, you do and that’s what really hurts, Is you do it to yourself, just you: You and no one else! You do it to yourself, You do it to yourself!

Don’t get my sympathy, hanging out the fifteenth floor… You’ve changed the locks three times, He still comes reeling through the door!

One day I’ll get to you, and teach you how to get to purest hell…

…and that’s what really hurts, Is you do it to yourself, just You, You and no one else!

Una fredda e comoda consapevolezza lo accompagnò all’interno feluca dalle vele rosse,

“Ve lo do io l’indizio ora!”, pensava.

Non si stupì affatto nel rinvenire all’interno della feluca un asciugamano e degli altri vestiti asciutti, su tutti gli indumenti la gru stilizzata. Il telefono che aveva ricevuto era ovviamente un modello waterproof.

Ora era il momento per materializzare il pensiero in azioni: giusto il tempo di pensarlo ed era già rivestito ed asciutto.

Si diresse deciso al vano motore. Estrasse con cura il liquido dal serbatoio, senza che alcuna goccia deviasse fuori da quella grossa teiera d’argento, ornata da splendidi bassorilievi che narravano la discesa del Dio e la sua ascesa in forma di Gru gialla. In quegli attimi, attraverso il manico ne percepiva il passato e l’intenzione: si apprestava ad essere sacro aspersorio. Io, Nogler, sarò il suo sacerdote fiammante.

Prima di iniziare quel rituale purificatorio, raccolse nello zaino una campana tibetana del tutto liscia ed anonima. Aveva già raccolto sulla panca di fianco al vano motore un kubotan d’un metallo senza tempo.

“Era stato un sogno o era tutto realmente accaduto?”

No, non erano sogni; aveva imparato come nel sonno le onde theta sintonizzassero il suo cervello su frequenze della materia che, viaggiando senza ostacoli, lo collegavano a oggetti e quindi ad informazioni  fisicamente remote. Non solo l’acqua, ma tutta la materia, visibile ed invisibile, conteneva informazioni, una meta biblioteca inaccessibile alla veglia.

Lo avrebbe scoperto, magari prima di quanto potesse immaginare, doveva raggiungere l’ultimo indirizzo in mappa al più presto, ma voleva comunicare che la Sua iniziazione non era iniziata in quel tempio, con quel marchio.

La sua consapevolezza, così, asperse benzina per tutta la Feluca.

Discese, violentemente picchiò il kubotan contro lo scalmo, scaturì scintilla e, dalla Sua volontà, luce fu.

Michelangelo Minnicelli

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *