Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Paura

La paura di Nogler

Fu in quel momento che una riflessione mi balzò alla testa. Un senso di impotenza di fronte a quello che mi accadeva intorno. Quel senso di amaro dettato dalla forza di qualcosa che è più grande, qualcosa che ti sovrasta e non puoi governare.

Ma forse quella sorta di forza oscura non esiste, forse non c’è nessun burattinaio che si erga a manovrare dall’alto i fili dell’indomita umanità per guidarne le sorti.

Molto più facile pensare ad un complotto, molto comodo voler urlare alla soluzione più semplice che abbiamo di fronte ai nostri occhi.

Ma la vita riserva delle sorprese molto più grandi, e ci invita a una riflessione molto più profonda. La verità è quella che spesso ci passa di fronte agli occhi, ma è troppo ovvia per farci abbagliare dalla sua luce.

Fu così che la paura ebbe il soprassalto. Quel qualcosa che mi opprimeva non mi permetteva di andare avanti.

Non sarebbe stato possibile denunciare quanto avveniva e rendere evidente le colpe che si celavano dietro questo disastro.

Volevo fuggire, ma non mi era possibile. Allora chiusi la telefonata e corsi fuori la stanza.

Avevo alla mente quanto mi era apparso in sogno la notte prima.

Mentre correvo giù dalle scale e sbattevo la porta per tornare in strada dei flash colpivano di continuo la mia immaginazione. Mi ritrovato così, senza comprenderne il motivo, ad assaporare quel barlume di verità, quella finzione che due sinapsi neuronali avevano potuto inventare di soprassalto.

Quello strano pensiero doveva essere indotto, però tale intuizione non poteva essere il frutto dell’astuzia dell’uomo.

Così quando rallentai all’angolo del palazzo posi la mano sul muro ed iniziai ad ansimare.

La paura era così svanita nel nulla, ma restava pur sempre quel senso di impotenza di fronte a qualche male invincibile che stava distruggendo l’umanità.

Alessio Colacchi

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