Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Telefoni e cornette

Non fare cazzate

Lo squillo del cellulare risvegliò Nogler dal torpore.

“E basta!” pensò.

Fece per allungare la mano e prenderlo ma non riusciva a muoversi. Aprì lentamente gli occhi e la vista annebbiata gli rivelò l’interno di un palazzo Liberty.

“Che ci faccio a Coppedè?”

  • Rispondi. E non fare cazzate.

L’uomo si avvicinò, con un coltello a serramanico tagliò la fascetta di plastica che gli stringeva i polsi e gli diede il cellulare.

Cercò di mettere a fuoco l’uomo, cercò di capire se lo aveva già visto, se la voce gli ricordava qualcosa.

  • Pronto?
  • Tommaso! Per il potere taumaturgico di San Cristoforo Cinocefalo! Finalmente ti degni rispondere!
  • Si è scaricato il cellulare.

“Si è scaricato il cellulare…”

  • Non hai niente da dirmi? Eh?
  • Cosa dovrei dirti Cecilia? Frena con l’enigmistica e dì quello che hai da dire.
  • La lettera della nonna, no?

“Ecco chi era! Ma chi cazzo l’ha portata?

  • Ah… e… non l’ho ancora letta.
  • 10 gennaio 2020.

Tu e tuo fratello.

A Wuan. Hankou HSBC Building.

La biblioteca.

Conto su di voi.
                                                                                                                                      Nonna Marie

“Cazzo”

  • Ah…
  • Come ah! San Lazzaro di Betania risveglialo tu! Cosa hai fatto ieri sera?
  • Non sono fatti tuoi. Ciao! Ho da fare. Ci sentiamo.

Riattaccò il telefono e respirò lentamente. Il volto non tradiva nessuna emozione. Era addestrato per controllare le emozioni.

L’uomo riprese il telefono e lo ricollegò ad una powerbank.

  • Ti servirà. Aspettavamo questa chiamata. Tutto nella norma.

“Chi cazzo sei?”

L’uomo non aveva nessuna caratteristica che lo distinguesse. Caucasico, sulla quarantina, capelli castani, occhi castani, in forma, certo non l’aspetto di un body guard, ma in forma, nessun accento. Uno come milioni di altri.

Tagliò la fascetta che gli serrava le caviglie e lo guardò negli occhi mentre appoggiava la lama del coltello al suo fianco.

  • Concentrati Nogler. Abbiamo poco tempo. Ora andiamo a casa tua e fai i bagagli. Ti spiegherò per strada. Non fare cazzate.

Nogler memorizzò i dettagli dell’appartamento mentre si avviavano alla porta. Un ascensore li portò ad un garage interrato. Salirono su una berlina dai vetri oscurati, un autista li stava aspettando.

  • Chiudi gli occhi. E aprili solo quando te lo dico io. Hai capito?

Nogler annuì. Sentiva la lama che gli premeva sul fianco.

  • Quando aprirai gli occhi ti farò vedere una foto. Memorizzala. Quando sarai a Wuhan si metterà in contatto con te.

Nella foto un cinese.

“Cazzo, sono un miliardo e mezzo”

Nogler iniziò a cercare i particolari. Una minuscola cicatrice sul lato dell’occhio sinistro e poco sotto un neo. Occhi leggermente più grandi della media dei cinesi, capelli non troppo corti, riga a destra.

La macchina si fermò davanti a casa di Nogler. Siamo arrivati. Fai i bagagli e vai in aeroporto. Non fare cazzate. Tua sorella ti raggiungerà quando sarà il momento.

Giusi Salis

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