Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Quadro di Botero
Botero, Le sorelle -1969

Un volo lungo un sogno

Dopo la partenza del volo le parole della hostess lo accompagnarono in un sonno che, riposante o meno, sembrava essere diventata la sua dimensione abituale. Così “Gradisce qualcosa da bere? diventò nella sua memoria
“Buongiorno, Scusi cercavo i colori ad olio può indicarmi su quali scaffali cercare?
Furono le parole pronunciate quella mattina, i suoi occhi brillavano di gioia sembrava un bambino in un negozio di caramelle tutte colorate, ma lui cercava colori, tele e pennelli. Comprò quello che doveva comprare. Pagò e si avvio verso la stazione degli autobus perché alle dodici il suo partiva per il villaggio così chiamava il suo paese. Un piccolo mondo, ma lui era ripartito e poi tornato. Per i suoi compaesani era un tipo strano. Ritornato dopo i corsi della scuola d’arte raccomandati dalla Nonna Marie. “il Pittore Zasso” lo chiamavano. Fin da bambino lui disegnava di tutto aveva una predisposizione, aveva il talento. Come diceva la sua maestra alle scuole elementari, come diceva la sua insegnante di educazione artistica alle medie la frase era: Signora suo figlio disegna benissimo, ha talento, ma solo quello …” . lui disegna oggi disegna domani disegnando disegnando diventò un omone. Un gigante “ U’ zasso”. Quando la madre morì fu affidato ad uno zio che viveva in città. Lo zio lo fece studiare alla scuola d’arte e l’estate le passava sempre dalla nonna. Ritornò. Raccontava storie strane che aveva conosciuto a Pietrasanta il maestro colombiano Fernando Botero. Il maestro che l’aveva anche dipinto, messo su tela. Era stato il suo modello. Parlava sempre di Botero: Botero di qua, Botero di la , Botero ha fatto questo, Botero ha fatto quello. Figurati se nel suo villaggio qualcuno conosceva Fernando Botero. Per tutti diventò Botero U’ Zasso il pittore dei grassi. Anche lui amava dipingere le donne nude in carne, si innamorava di loro, le desiderava.
Incontrò il suo angelo in una birreria. Lei era perfetta, lei era giusta, le sue forme erano giuste. La taglia giusta. Il viso giusto bello, regolare soprattutto aveva un sorriso che si apriva sul mondo. Faceva sentire tutti bene. Era la padrona della birreria.
Amore – U’ zasso aveva bisogno d’amore. L’amore la sua ossessione. Che bello potersi specchiare in lei senza vergognarsi della loro stazza. Di essere grossi e grassi. Lei era morbida ed invitante. Sembrava di burro, profumava alla vaniglia. Facevano l’amore per ore. Poi lui la lasciava nuda e bella nel lettone enorme. La dipingeva marcava i suoi tratti. Lei si svegliava, lo richiamava a se rifacevano l’amore. Si isolavano da tutto e da tutti. “Morbidosamente” si amavano “U’ zasso” e la sua ragazza. Teneramente, appassionatamente. Luigi Tenco come sottofondo … Angelo Angela Angelo mio….. Botero u’ zasso, mischiava i colori sulla sua tavolozza. Poi riportava il suo talento sulla tela. Peccato però che non era originale lui dipingeva i grassi, era grasso lui, era grande la sua donna. Sarebbe solo un imitatore del suo maestro. Botero già esisteva. Lui era un clone, un non originale. Così decise di andare via, di scappare. Lasciò la sua ragazza. Ma impresse sulla tela la felicità di quel periodo normale. Lasciò pensando che era tutto un sogno, un sogno mai fatto un sogno d’amore il suo bisogno d’amore. La paura di essere solo per un istante i suoi colori furono fiori, furono doni, furono dolori. Salì sul terrazzo di casa sua. Si lasciò cadere e volò via a cercare Rosalina la donna cannone. A cercare il suo mondo. Un mondo dove non sei giudicato per la tua stazza ma per il tuo talento Botero u’ zasso , u’ grasso.
Il volo del suo corpo non più grasso ma tonico fu risvegliato dal carrello dell’aereo che colpiva il cemento della pista. I ricordi si erano mescolati ai racconti che gli leggeva Marie e ai tanti visitatori che la nonna riceveva in quella che sembrava una sorta di corte di miracoli in atmosfera provenzale. Molto di moda. La realtà si fondeva sempre con i sogni. O con gli incubi, come quello che appariva ora fuori dal finestrino: Wuhan.

Bruno Alvaro

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