Pandemica Narrazione

Pandemica Narrazione
Wuhan lifts the lockdown

Il cielo sopra di noi

Nella hall dell’aeroporto di Wuhan fu bombardato da tutti i video che mandavano notiziari multilingue da ogni paese del mondo. Vedendo quella miriade di immagini che si sovrapponevano a costruire un infinito palinsesto privato, si chiese quanto fosse durato il volo e soprattutto quanto avesse dormito. Pur fermo sulle gambe gli sembrò di girare su sé stesso ad una velocità sempre maggiore come un vecchio vinile su un piatto. Il battito aumentava allo stesso ritmo della quantità delle immagini che gli arrossavano gli occhi. La maggior parte delle nazioni occidentali e non solo avevano dichiarato il lockdown. Chiuso, closed, geschlossen, fermè, cerrado e guanbì, come dicevano in cinese. Persino lo zar Putin, il domatore di orsi e leoni, cominciava a cagarsi sotto, tanto da andare ad una riunione coi suoi ministri ingabbiato in uno scafandro stile ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Su un videowall vide un notiziario italiano che riprendeva i suoi connazionali organizzati in un flashmob collettivo, tutti appollaiati dai balconi delle loro case con delle bandiere come se giocasse la nazionale e cantavano l’inno di Mameli. Però non c’era nessuna partita, perché anche il calcio era fermo. Quello era davvero un segno chiaro che le cose erano precipitate! A lui l’inno italiano faceva sempre venire in mente quel pezzo di Non ci resta che piangere dove Troisi la chiama la canzone dei fratelli per far colpo su Amanda Sandrelli. Nogler avrebbe preferito cantare il Va Pensiero di Verdì, che piaceva alla nonna, o Bella Ciao, il canto partigiano che gli aveva insegnato il nonno, riportato di moda dalla Casa di Cartaigienica, una delle serie tv più sopravvalutate degli ultimi anni. Almeno a qualcosa era servita.
Tutto era partito da Wuhan. Quello era il centro della tempesta, the centre of the storm, titolo di quel gran bel pezzo di drum ‘n bass di Roni Size cantato da Zac de la Rocha dei Rage Against the Machine, cose che davvero ti investivano come uno tsunami di sudore su una pista da ballo. Me la saluti la trap. Lui se li ricordava fino allo sfintere i 180 bpm della techno!

Gli piaceva perdersi in quei ricordi, erano come un’ancora in mezzo al mare, anche se non aveva quasi più fiato. Respirava male a causa della mascherina FP2 che gli avevano dato appena atterrato e che era obbligato a portare. Il respiro si interruppe quando sentì il freddo della canna di una pistola appoggiata alla sua schiena. C’era un fottio di poliziotti ma nessuno se ne accorse. Arma piccola ed in ceramica, di quelle che passano i metal detector senza problemi. Roba di classe. Sicuramente una Glock. Mentre seguiva le indicazioni di quell’arma, che lo guidavano meglio di un navigatore satellitare, ripensò a tutti gli inutili consigli che aveva ascoltato da quando questa storia era cominciata. Non ti fidare degli americani, attento alla CIA, i terroristi islamici, i servizi cinesi, il Mossad, l’asse franco-tedesco in quel momento avevano lo stesso valore degli alieni e della lobby del lato oscuro della forza stile Guerre Stellari. Arrivarono nei bagni e per un attimo gli balenò negli occhi l’immagine del suo corpo spalmato sul pavimento, con un colpo in testa ed il sangue che colorava di rosso scuro le piastrelle. L’uomo da dietro gli levò la mascherina. L’odore di disinfettante si attenuò e lasciò il posto ad un profumo di sandalo e cedro che attraversò le sue narici. L’olfatto sembrò risvegliare la sua memoria esperienziale.

Una mano sulla spalla lo girò di scatto ed improvvisamente si trovò la lingua del suo carceriere nella sua bocca in un bacio che non lasciava scampo. Rispose. E non per avere salva la vita, ma perché lo conosceva e gli piaceva.

– Zhao, il bello della scienza – disse Nogler.

-Tommy, il bello dei mercenari! – disse il cinese.

I due si abbracciarono. Si conoscevano e da parecchio. Erano stati anche amanti per un periodo, quando Nogler aveva scoperto ed accettato la sua bisessualità. Un chiaro segnale che non contrastava col fatto di essere uno dei mercenari migliori per i servizi di sicurezza di tutto il mondo. Avrebbe voluto fare la rivoluzione come aveva promesso da bambino a suo nonno partigiano, ma visto che il capitale aveva vinto allora perché non farsi pagare bene? Adesso però le cose si stavano facendo davvero complicate.

Tommy e Zhao uscirono dal parcheggio sulla berlina di lui. Ad un semaforo videro un tizio sui cinquanta che dava fastidio ad un paio di randagi che cercavano di sfamarsi con i croccantini che qualcuno gli aveva generosamente lasciato per strada. Con un bastone li percuoteva scatenando la loro aggressività e ridendo in maniera sguaiata. Zhao lo guardò un po’. Col dito premette un bottone che abbassò il finestrino dal lato di Tommy. Stese il braccio con la pistola in pugno e fece partire un proiettile che ferì la spalla del bastardo. Il tipo si accasciò urlante.

-È pericoloso stare in giro! Non hai sentito il governo e la tv!?!?

Ripartirono sgommando. Zhao era così e Nogler lo sapeva sin da quando lo aveva conosciuto nel gruppo punk-hardcore degli Zoonose, tipico per degli scienziati radicali amanti della musica.

Mentre la macchina percorreva i viali vuoti della città cinese con sopra i permessi diplomatici Tommaso sapeva che l’unico che potesse spiegare cosa stesse succedendo senza mettere in mezzo inutili questioni ideologiche era lui. O almeno lo sperava sinceramente,

-Quanto è brutta Zhao?

-Non ne hai neanche idea- disse lui.

Il cielo sopra di loro aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.

Simone Corami

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