La lentezza è la vera ricchezza. Anche nel turismo?

La lentezza è la vera ricchezza. Anche nel turismo?

Ho intitolato questo post con un antico proverbio persiano. C’è un motivo se oggi parliamo di nuovo di lentezza, soprattutto di turismo lento. Lo facciamo perché ha destato scalpore la notizia pubblicata dall’Ansa dal grande successo dell’iniziativa di un paese del Molise che ha offerto una quantità di oltre 400 alloggi del proprio centro storico per passare le vacanze. Inoltre Micilab ha recentemente realizzato un’intervista molto interessante sull’argomento pubblicata sul sito di CorusLab. La conversazione con l’architetto Felice ci ha permesso di tornare sul concetto di Turismo Lento e sui principi a cui si ispira. Già nel 2019 era stato previsto un aumento di questo fenomeno, anche se non si può parlare di un vero e proprio boom. Certamente il lockdown e la pandemia del Covid 19 potrebbe accelerare un cambiamento nel turismo e nel modo di viaggiare.

Sappiamo che, nonostante le riaperture e le continue rassicurazioni questa pandemia ci sta costringendo a riflettere sulle nostre modalità di socialità e di consumo. Il dibattito che si è scatenato per l’infelice uscita del sindaco di Milano Sala alcuni giorni fa ne è un esempio. Anche le vacanze vanno ripensate. Più che vacanze si dovrebbe parlare di qualcosa di diverso, di riposo, di esperienze, ma comunque di turismi! Il plurale è d’obbligo già dalle tante riflessioni sia sul sistema economico di questo settore, sia sulla sua comunicazione. E’ possibile accomunare chi desidera passare una settimana in un villaggio vacanze all inclusive, con chi cerca itinerari d’arte e cultura, con chi vuole percorrere un percorso di trekking fra le colline di una regione italiana o con chi vuole sperimentare la sua capacità in cucina dentro una fattoria? Sono quattro profili diversi di vacanzieri che al massimo possono essere accomunati nell’insieme del fatturato, ma va da se che sono differenti sia come buyer personas, sia nei messaggi che adessi saranno rivolti!

 

L’immagine qui sotto esprime un grafico dove poter rintracciare delle nicchie molto interessanti per lo slow turism.

Condivido lo studio “Destinazione Slow Up” del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali UniTS che definisce fare slow tourism come un approccio all’offerta e alla fruizione di prodotti turistici che interagiscono come segue:

  • Contaminazione: stimolano le interazioni con la comunità ospitante.
    La sfera relazionale tra le persone che sono portatori di diverse esperienze, credenze, saperi, culture e la capacità del sistema di offerta di creare fertili opportunità di scambio tra di loro
  • Autenticità: esaltano le specificità dei luoghi.
    La capacità di offrire prodotti e servizi non standardizzati e in grado di esaltare le differenze, rimarcando all’ospite che non potrebbe essere ovunque ma proprio in quel luogo, con le sue peculiarità ed eccellenze.
  • Sostenibilità: minimizzano l’impatto sull’ambiente.
    L’impatto delle attività turistiche sull’ambiente locale è importante, ribadendo la necessità di un approccio sostenibile:
    – ecologicamente leggero nel lungo periodo,
    – economicamente conveniente,
    – eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali.
  • Tempo: richiedono una programmazione rivolta al miglioramento della qualità.
    Ci vuole tempo nell’organizzazione aziendale e territoriale e richiede un orientamento strategico con una progettualità esplicita di medio-lungo periodo.
    Significa dedicare tempo per:
    – analizzare,
    – comprendere,
    – progettare
    miglioramenti qualitativi delle attività, dei servizi e della destinazione per chi ne fruisce come cliente e per chi ci lavora
  • Lentezza: privilegiano ritmi non frenetici.
    La costruzione, promozione e offerta di servizi e prodotti di turismo lento, dai ritmi non frenetici, non massificati, in grado di far partecipare l’ospite a un’esperienza completa, profonda e coinvolgente, che gli consenta di assimilare gradualmente i legami con la realtà locale.
  • Emozione: coinvolgono in un’esperienza multisensoriale.
    La capacità di generare momenti memorabili, che fanno ripartire l’ospite diverso da come è arrivato, segnato da un’esperienza realmente coinvolgente e gratificante. Ispirando la voglia di tornare e il passaparola.
  • Rispetto per le necessità e bisogni delle persone ed inclusione sociale per un turismo per tutti.

Se oltre a questo inseriamo, come d’obbligo la necessità di conservare un certo distanziamento sociale come norma di sicurezza sanitaria siamo di fronte ad un vero manifesto di questo tipo di turismo.

Siamo convinti che alcune zone del nostre paese possono porsi in prima linea come alfieri di questo tipo di attività turistica ed il sud è ricco di queste possibilità. Proprio il progetto Nostos, come raccontato dall’architetto Francesca Felice, è un esempio di come questo tipo di attività vada implementato ed aiutato. Serve però un superamento del progetto stesso, che lo inglobi in una diversa iniziativa strategica che ponga l’accento sull’impiego del marketing e della comunicazione, operazione che MiCiLab e CorusLab cercano di portare avanti. La fascinazione per un ritmo diverso è espresso si nei luoghi, ma molto di più nelle storie e nella simbologia che ad essi sono legate. Quello che si cerca è un passo diverso, un respiro diverso. Uso l’espressione respiro consapevole della sintomatologia del Covid 19! L’esempio del Molise ci pone di fronte però a come i comuni che vogliono realizzare iniziative in tal senso si muovono – capisco che questo cozza con le regole della lentezza – per organizzarsi in consorzi ed aiutare quanti vogliono operare nel settore del turismo che è sempre stata voce importante nel bilancio del nostro paese.
Si tratta di recuperare quel paese che si pensava perduto, quasi scomparso, mentre esiste ed è pronto ad essere scoperto.
Micilab si sta già adoperando per nuove iniziative, che prossimamente saranno annunciato, sul recupero di una memoria e di una sensorialità che puntino a quei criteri sopra elencati e che sono anche spinti dalla tendenza alla de-urbanizzazione dei grandi centri. Anche in Italia questo processo è iniziato. A Milano stanno sorgendo aree lontano dal nucleo centrale della città ispirata ad un tipo di ritmo diverso e che sia collegate però con la banda larga. L’esigenza di riflettere sul ritmo del nostro lavoro e delle nostre vacanze si costringe a riflettere su cosa vogliamo dall’abitare le nostre vacanze ed i territori del nostro sentire sociale per recuperare un nuovo di contatto e di emozione. Il turismo in questo modo diviene esperienziale ed arricchisce i viaggiatori che diventano gli artefici di un nuovo tipo di storymaking ed anche ottimi assambador.

 

Simone Corami

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