Identità, Radici e Brand nel post-pandemia: un cambio di visione

Identità, Radici e Brand nel post-pandemia: un cambio di visione

Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici.
(Proverbio cinese)

Sempre di più l’affermarsi della globalizzazione intesa non come uniformità ed omogeneizzazione, ma come permeabilità degli scambi e possibilità di incroci, intersezione e combinazioni porterà ad un ritorno verso le nostre radici. Verso le esperienze che questa parole cosa complessa e ricca significa.  Le identità non sono mai immutabili, ma mutevoli e soggette a cambiamenti ed evoluzioni. Proprio per queste caratteristiche le radici ed il loro carico simbolico stanno prendendo sempre più importanza in tutte le attività. Non dobbiamo pensare, però, che questo significhi rigidità. Tutt’altro!
Il grande scrittore americano Paul Auster dice: Ogni uomo ha in sé diversi uomini, e la maggior parte di noi rimbalza da un’identità all’altra senza nemmeno sapere chi è.


La ricerca di noi stessi è il viaggio della nostra vita ed il ritorno alle radici ne fa parte come costruzione della propria identità. Tutto questo riguarda tutte le nostre attività umane: lavoro e loisir comprese. L’affermarsi del turismo slow, di quello enogastromico e di tutti gli altri post-turismo già sorti ed in via di definizione ed immaginazione nel post-pandemia sono segnali fondamentali di tutto questo. Proprio l’epidemia da coronavirus avrà l’effetto dirompente stile acceleratore di particelle del CERN di Ginevra! Credete davvero che il mercato delle crociere o dei villaggi turistici non subirà una flessione? Davvero siamo convinti che le varie attività precedenti torneranno ai livelli di prima.
Anzi. Riformulo.
Davvero siamo convinti che torneremo alla vita di prima?
Chi lo pensa a mio avviso è digiuno del fatto che l’essere umano è un animale sociale molto complesso! Tutto il mondo delle attività si volgerà verso qualcosa che sia più “sostenibile“, anche di emotivamente ed esperienzialmente sostenibile.  Non sarà solo verso le risorse del pianeta, ma verso quelle della sfera umana. Già nei consumi queste tendenze erano presenti e crescenti. Crescevano lente ma la storia ci insegna che le crisi provano degli shock che lasciano il segno e sempre nelle lingue orientali ci sono termini che usano con la stessa parola per dire crisi ed opportunità.
Si va verso il desiderio di esperienze più piene e durature che possono ricordarci l’importanza delle caratteristiche base della nostra vita. Pensate a quanto conterà in tutto questo l’impegno preso per arrivare al dimezzamento delle emissioni e poi ad emissioni zero da qui a 20-30 anni. Non illudetevi che sia così lontano, perché solo ieri vi lamentavate dell’apocalisse del “duemila e non più duemila”!
Tutto deve essere affrontato in una nuova maniera. E’ necessario. E’, soprattutto, in un livello più vicino al subconscio. All’inizio ci sarà una corsa a levarci la mascherina e ad abbracciarsi tutti. Poi, come succede sempre quando arrivano i postumi della sbornia, saremo noi stessi a non fidarci e a non credere più che certi comportamenti precedenti siano non solo sicuri, ma compatibili. Il vero cambiamento arriverà dalla consapevolezza di quello che stiamo passando e non sarà al livello razionale, ma emotivo. Da qui si riparte anche per ricreare il tessuto produttivo, non solo del turismo e dei settori connessi, ma di tutte le attività.
Non stiamo ripartendo da zero. Tutt’altro! C’è molta gente che sta lavorando al mondo delle attività nella pandemia e a quello post-pandemia. C’è moltissimo da fare. Soprattutto su come promuovere quello che siamo, le nostre attività, le nostre radici, le nostre idee, che spesso abbiamo dato per scontato.

Bisogna ragionare su un cambio di VISIONE, cioè la capacità di capire chi si è, cosa si vuole, come farlo e ancor di più come comunicarlo. Anche più di prima. Si sta ancora ragionando in termini di “superlega” di professionisti che fa calare dall’alto la soluzione miracolosa! Abbiamo visto come è finita quella del calcio. Mai come ora è il momento di completare la rivoluzione digitale, che sia nel modo di pensare e non solo nei mezzi. Dobbiamo costruire una RETE fatte di isole, dove l’importante sia riuscire a comunicare chi siamo e chi vogliamo essere. Comprese le nostre attività. Il mondo del prossimo-presente (non uso futuro perché parlo di un tempo molto più vicino di quello che si pensi) sarà fatto di hub dove le attività e la comunicazione dovranno partire dal basso per essere così sentite come esperienze più prossime e vicine. Non sarà più solo l’ATTENZIONE la parola chiave, ma FIDUCIA. Fondamentale in questo scenario, che già è attivo, non è solo la questione dell’identità di BRAND, che non è come molti pensano una questione di logo, grafica ed immagine coordinata, ma molto di più: è l’insieme valoriale delle attività insieme al suo modus operandi. Io spero come professionista che molti capiscano che è necessario abbandonare certi pregiudizi verso gli strumenti della comunicazione e del marketing che, per troppo tempo, sono stati visti come qualcosa atto al raggiro. La nuova visione ha bisogno di tutte le energie possibili per fare SISTEMA. Il talento è necessario ed importante, però se il talento è isolato, non è aiutato dal lavoro e dagli strumenti giusti alla fine muore. Proprio come la terra senza il giusto concime ed il lavoro necessario alla fine diventano infruttuosi. Vogliamo davvero che tutte le possibilità che abbiamo diventino una terra desolata?
Però anche avere dei frutti meravigliosi non basta se non ci dotiamo di una RETE che li unisca, che non sia solo promozione come spesso viene inteso, ma che sia il modello stesso di crescita. Insieme si cresce molto di più. Sempre.

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