Libri o Social? Online o Offline? Il dilemma dell'etica!

Libri o Social? Online o Offline? Il dilemma dell'etica!

stupore socialIn questo post parleremo delle peggiori oscenità presenti sui social network ed online in generale, di comportamenti scorretti e terribili, di scene turpi e delle peggiori bassezze di cui gli esseri umani ed i loro avatar si sono resi protagonisti negli ultimi 25 anni circa, cioè più o meno da quando Google – era il 1998 – entrò nelle nostre vite e fece fare un passo in più nella storia delle comunicazioni. Il cyberspazio già esisteva ma per molti erano ancora una frontiera che sembrava  spazio siderale. Gli smartphone, anzi il telefono cellulare, di punta era il Motorola Star Tac, il primo a conchiglia e non era ancora venuto fuori il blackerry. Eravamo ancora nell’epoca online neanderthal Invece poi nelle nostre vite è arrivato google  insieme ai social, distruggendo ogni nozione di etica trasmessa da tantissimi libri. Siete pronti ad entrare in una galleria degli orrori?

rifiutoMolto bene. Adesso che ho attirato la vostra attenzione vi dico subito che la premessa era solo un piccolo inganno. Il tema è quello annunciato ma non ci sarà nessuna galleria degli orrori. Casomai qualche errore. Se volete adesso volete potete anche chiudere e cambiare direttamente sito esprimendo così la sensazione di fiuto con un semplice touch come il signore qua accanto ha in viso, tanto io il mio risultato l’ho raggiunto.

Questione di risultato

Ma l’ho raggiunto davvero? Niente affatto! E’ vero che magari a ho ottenuto più click e visualizzazioni ma mi sono procurato un danno enorme. Non solo ho bruciato la mia reputazione, che per qualsiasi brand è un patrimonio – ma lo è anche per un normale essere umano – ma ho reso anche un pessimo servizio a chiunque operi nella comunicazione ed abbia un sito o web o profilo social!
Non solo ho agito senza un’etica ma anche in maniera stupida. Ho guardato al risultato nell’immediato senza prospettiva, neanche lunga, ma media.
Inoltre ho aumentato quel confirmation-bias della gente che vuole che “tanto sui social fa tutto schifo ed è tutto falso”.

Questione di Bias

Credo che abbiate sentite ogni tanto l’espressione di confirmation bias o bias di conferma. In psicologia indica un fenomeno cognitivo umano per il quale le persone tendono a muoversi entro un ambito delimitato dalle loro convinzioni acquisite. Un fenomeno che ha molto a che fare con l’intuizione, l’esperienza e di conseguenza il pre-giudizio. Per farla semplice, molto semplice, si tratta di un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare ed interpretare le  informazioni che riceviamo, sempre di più attraverso i media, in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità, a quelle che confermano le proprie convinzioni o  ipotesi (quindi anche pre-giudizi) e, viceversa, ignorare o sminuire informazioni che le contraddicono. Il fenomeno è più marcato nel contesto di argomenti che suscitano forti emozioni o che vanno a toccare credenze profondamente radicate. Spiegazioni per questo bias includono il pensiero illusorio e la limitata capacità umana di gestire le informazioni. Un’altra spiegazione è che le persone sopravvalutano le conseguenze dello sbagliarsi invece di esaminare i fatti in maniera neutrale, scientifica. Tutta la vicenda della pandemia, fra covid e vaccini, potrebbe insegnarci moltissime cose.

Lenti e Veloci

Daniel Kanheman“Le persone continuano a credere incrollabilmente in qualsiasi asserzione, per quanto assurda essa sia, quando godono del sostegno di una comunità di credenti che hanno la loro stessa mentalità.”

“L’intelligenza non è solo la capacità di ragionare: è anche la capacità di trovare materiale pertinente nella memoria e di usare l’attenzione quando occorre farlo.”

Queste due citazioni sono di Daniel Kanheman, psicologo, premio Nobel per l’economia nel 2002 con la seguente motivazione: per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza. Il suo libro PENSIERI LENTI E VELOCI è davvero importante per capire come noi processiamo le informazioni molto spesso non per quello che è ma per quello che vogliamo che sia, per la funzione che interessa a noi!

Basta social torniamo ai libri!

zavattiniI social fanno schifo. Su Facebook c’è spazzatura! E basta co’ sti influencer!
Questi sono moltissimi commenti che si trovano spesso proprio sui social che anche da molti “intellettuali”, che però non si occupano di comunicazioni, rimpiangono la vecchia cultura del libro con quella aura di severità e forza. Peccato questa dinamica sia la stessa che prima è stata della televisione e prima ancora della stampa. I social sono oggi i vecchi bar di una volta dove prima c’era il giornale steso e disponibile sul banco frigo dei gelati e poi la televisione.
“L’ho letto sul giornale”, “L’ha detto la tv”, sono gli antesignani di “Sta scritto su Facebook”!
Non possiamo mica nascondere che la volgarità si sia sempre più diffuso nel sistema mediatico. Assolutamente! Io trovo molte trasmissioni terribilmente volgari per la mancanza di idee che mostrano e fanno appello agli istinti per poter avere più ascolti – sul fenomeno dei reality e degli influencer prodotti dalla tv e non dal web prometto di ritornare. Però va detto che la prima parolaccia nei mass media non l’ha detto un influencer. Correva l’anno 1976 e a Cesare Zavattini in diretta radiofonica scappò un “cazzo”. Parliamo di un giornalista, scrittore e sceneggiatore straordinario, l’uomo che ha sceneggiato capolavori come Miracolo a Milano, Sciuscià e Ladri di Biciclette!

Inoltre io sono d’accordo con quando dice nel suo libro Luigi Mascheroni e che ho trovato in un articolo de Il Foglio:

“Ha circa 20-25mila libri, ma ne ha letti pochissimi”. Il risvolto biografico anzi autobiografico di “Libri. Non danno la felicità (tanto meno a chi non li legge)” vale la spesa, peraltro modesta viste le dimensioni del volumetto. Della casa editrice Oligo mi piace che sia di Mantova. Di Luigi Mascheroni mi piace la sprezzatura, così necessaria in un ambiente culturale pullulante di pesanti. E di censori. Mascheroni osserva che “le rigidità più feroci si notano sempre negli intellettuali impegnati”. Ci informa che “Adolf Hitler leggeva un libro a notte, adorava i libri, li collezionava”, che “Mao Tse-Tung lavorò nella biblioteca dell’Università di Pechino”…

Ci segnala, venendo all’oggi, che “i peggiori bibliocasti, silenziatori di opinioni sgradite e abbattitori di statue, sono studiosi, professori universitari, studenti, lettori forti, direttori di musei, critici, editorialisti”. Dunque leggere non rende automaticamente migliori e tolleranti, spesso è proprio il contrario. Davvero tutto “dipende da cosa e come si legge”. Davvero molti libri diffondono infelicità. Mascheroni mi ha ricordato che bisogna leggere e invitare a leggere l’Ecclesiaste: un libro grazie al quale nazista non lo diventi, comunista non lo diventi, pesante non lo diventi, censore non lo diventi.

“Stare online da persone perbene”

etica

Si può e si deve. Non solo perché l’Etica è importante perché ci aiuta a vivere meglio, ma perché l’ETICA CI AIUTA A LAVORARE MEGLIO.  Quando sentite parlare di valori di un brand sentite parlare di una realtà che sta sempre più diventando importante nel marketing e nella comunicazione.
Proprio in questa settimana per me molto difficile perché ho fatto una risonanza magnetica al cervello per vedere il mio stato di salute, sono stato molestato da un operatore di telemarketing che mi ha chiamato varie volte, con sempre un’indicazione geografica diversa, e che diceva che io mi ero iscritto ad una società di trading. Dopo la prima telefonata in cui io ho chiaramente espresso il mio disinteresse al servizio lui mi ha anche detto che suo padre era un finanziere e che io non dovevo lamentarmi ho altrimenti era peggio per me! Ora io vi chiedo: secondo voi chi è che comprerebbe un servizio dopo un approccio del genere?!?!?
Rudy Bandiera è un amico che conoscono da molti anni, tanto tempo fa mi premiò con un Tweet Award. I social li conosce bene e da tempo porta avanti una comunicazione che parla di stare online da persone perbene. Si può? Assolutamente sì!
Io sono d’accordo sull’idea e sul progetto di far tornare di moda l’educazione e l’essere persone perbene.
E’ una sfida che riguarda gli operatori della comunicazione, le imprese, ma anche gli operatori dell’informazione ed il mondo accademico. Dobbiamo uscire dalla solita cantilena dei social cattivi come capro espiatorio, perché è davvero troppo comodo!
Le aziende che vogliono investire devo capire che i risultati però non arriveranno in maniera immediata e sempre con i soliti pochi investimenti. Serve strategia e tempo! Devono però considerare che ormai le persone sono stanche di volgarità e cattivi comportamenti, troppo spesso determinati anche perché non seguono strategie e consigli che gli vengono dati.

Io vi lascio con un video in cui Rudy spiega sette buone regole per stare online.

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