Il malinteso della Comunicazione

Il malinteso della Comunicazione

dnaLa comunicazione è una questione di biologia

Il mondo di oggi comunica sempre di più. Sentite sempre parlare di comunicazione e marketing. Ovunque. Sta diventando anche un po’ noioso che in questo mondo ipermediale non si faccia altro che parlare di comunicazione. Peccato che c’è un terribile malinteso. Grosso e pesante. Un malinteso che si è diffuso anche in circoli accademici e oltre. La comunicazione viene intesa come qualcosa di aggiunto, sovrapposto. Qualcosa che arriva dopo. Una sorta di adesivo. Davvero non ci siamo proprio. Non ci siamo perché la comunicazione non è soltanto un fenomeno sociale. La comunicazione è un fenomeno biologico.

 

Se c’è vita c’è comunicazione e se comunicazione c’è vita

Lo so che sembra scortese ma anche nel nostro corpo le cellule comunicano per mantenere la vita, anzi comunicano addirittura per creare la vita. Anche tutte le creature viventi pare comunichino fra di loro e pare che più la il grado di comunicazione sia complesso più gli esseri viventi mostrano un grado di complessità anche nelle organizzazioni e nelle vita sociale. Pensare che l’uomo sin da storiedalla sua comparsa sulla terra comunicava. Aveva questa abitudine di radunarsi intorno al fuoco per raccontare storie. Lo faceva sia per il piacere dello scambio sia per sconfiggere la paura dell’ignoto. Questo è un modo molto semplice e banale per dire quanto la comunicazione sia un fenomeno sociale che esiste da tempo. Dalle fiabe alla mitologia, dai cantastorie agli aedi, ogni epoca ed ogni ambiente ha la sua comunicazione, la sua narrazione.
Narrate, uomini, la vostra storia. Scriveva Alberto Savinio nel 1942. D’altronde che resiste degli uomini se non comunicano? Senza i poemi mitologici, i resti archeologici o i pittogrammi nelle grotte di Lascaux che saremmo noi?
Ci sono altre parole di cui si parla tanto: identità e radici. Esistono però senza narrazione? Cosa sono le testimonianze del passato senza un racconto che le sostiene?

 

Andare e comunicare

supermarketMi chiedo se la forza del racconto non nasca nell’uomo da millenni di cammino, se il narrare (assieme al cantare) non nasca dall’andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più. 
Io trovo meravigliosa questa citazione di Paolo Rumiz del 2005 che lega la narrazione all’uomo e al suo destino.
Ok, ma il punto qual è? Ci arrivo subito. Arrivo subito alle cose brutte, a quelle sporche: chiamatela vendita, promozione, affabulazione o tutti i termini che volete, ma ogni volta che voi pensate ad un prodotto, da un pacco di pasta ad un libro, da un ponte ad un pacchetto weekend, voi state costruendo una comunicazione.
Quando andate ad un supermercato come scegliete le cose da comprare? Anche se non avete visto neanche un pubblicità, letto un articolo, consultato un sito web, ascoltato il consiglio di un amico, consultato una cartomante o letto il biglietto dentro un biscotto della fortuna cinese, o addirittura se non è arrivato un piccione viaggiatore con un messaggio nella zampa, dovete scegliere qualcosa per mettere in tavola un pranzo. Come? Il colore del pacco? La lista degli ingredienti? Il sorriso del commesso o commessa? Qualunque cosa sia sarà un elemento di comunicazione! E se voi siete quello che lo produce se non lo avete pensato all’inizio della costruzione del processo di prodotto allora succederà che il vostro prodotto rimarrà su uno scaffale. E voi? Voi chiuderete bottega.

 

Fare è comunicare

Dice Bauman: Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. 

Ogni giorno io insisto su questo punto, anche a costo di risultare noioso: tutto è comunicazione e la comunicazione è la leva di costruzione di qualsiasi cosa.
Se io immagino un festival lo pensa perché possa piacere a qualcuno. Anzi perché qualcuno ci vada. Già da quel momento sto facendo un’operazione di comunicazione e già da lì servono le professionalità necessarie. Ogni cosa è relazione ed ogni relazione è comunicazione, da quelle con se stessi a quelli con i mercati.

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